Venus Optics ha messo in vendita il 30 settembre il Laowa ACRIS 35mm f/2.8 1X AF Macro APO: un 35mm full frame che arriva a 1:1 e che, sulle versioni giuste, ha l’autofocus. Laowa lo presenta come il primo 35mm macro 1:1 autofocus per il pieno formato. Costa 449 dollari, lo stesso prezzo per tutti gli attacchi. Il prezzo in euro per l’Italia non è ancora stato comunicato.

I numeri dell’annuncio

  • Ingrandimento: 1:1, con distanza minima di messa a fuoco di 18 cm e distanza di lavoro minima di 48,6 mm dalla lente frontale.
  • Diaframma: f/2.8-22. Nove lamelle sulla versione AF, tredici sulla manuale.
  • Schema ottico: 13 elementi in 10 gruppi, progetto apocromatico per tenere a bada le aberrazioni cromatiche, anche fuori fuoco.
  • Messa a fuoco interna: la lunghezza dell’obiettivo non cambia mentre si mette a fuoco.
  • Attacchi AF: Sony E, Nikon Z e Canon EF. Solo manuale: Canon RF e L-Mount.
  • Peso: 560 g in Sony E, 570 g in Nikon Z, 530 g in Canon EF. Filtro da 72 mm sulla versione AF, corpo in metallo con guarnizioni sull’attacco e vicino alle ghiere.

L’autofocus c’è, ma non dove serve di più

Qui va letto bene il comunicato. L’autofocus pieno lavora da infinito fino a 0,5 metri. Sotto il mezzo metro, cioè proprio nella zona macro, Laowa parla di “assistenza”: il fuoco lo prendi a mano e il motore ti aiuta con le correzioni fini, pensate soprattutto per il focus stacking in foto. Tradotto per chi gira: sul gocciolone che scende lungo la bottiglia a 20 cm dal soggetto il fuoco resta un lavoro manuale, come con qualunque macro.

Secondo noi questo non è un difetto, è onestà. Chi fa still life e food video sa che a 1:1 la profondità di campo si misura in millimetri e che nessun AF tiene davvero un piano così sottile in movimento. Il vantaggio vero è un altro: con lo stesso obiettivo fai il dettaglio macro e, due minuti dopo, il piano medio in autofocus. Su un set piccolo, un’ottica in meno da cambiare.

Per chi ha senso in Abruzzo

Il 35mm macro è una focale strana, e proprio per questo interessante. Il classico 100mm macro isola il soggetto e schiaccia lo sfondo; il 35mm, a 18 cm, ti fa vedere il prodotto e l’ambiente attorno. Pensiamo agli spot delle cantine e dei frantoi, ai reel dei ristoranti, ai prodotti tipici fotografati sul tavolo di legno col paese dietro: lì il grandangolo macro racconta dove sei, non solo cosa stai inquadrando.

Il limite pratico è la distanza di lavoro: 48,6 mm dalla lente al soggetto vuol dire che obiettivo e camera finiscono quasi addosso a quello che riprendi, con il rischio di fare ombra. Su piatti e bicchieri si gestisce con una luce morbida alta e laterale; su insetti e soggetti vivi è un’altra storia.

Come lo useremmo sul set

  • In E-mount va dritto su una Sony FX3 o una Sony FX6, con l’AF della camera che lavora sopra il mezzo metro.
  • Per il macro manuale serve un monitor serio con peaking e ingrandimento: un Atomos Ninja V sul rig fa la differenza tra un fuoco “quasi” e uno giusto.
  • Diaframma: a f/2.8 e 1:1 il piano a fuoco è sottilissimo. Sul campo per i dettagli prodotto si lavora spesso tra f/5.6 e f/8, e serve luce di conseguenza.

A 449 dollari è un’ottica che un videomaker può anche comprare, e per chi fa food e prodotto tutto l’anno ha senso. Il resto del set, camera, monitor e luci, conviene prenderlo a noleggio per il singolo lavoro: trovi tutto nelle nostre attrezzature.

Fonte ufficiale: Venus Optics / Laowa, scheda ACRIS 35mm f/2.8 1X Macro APO. Verifica: Newsshooter.