Quando una produzione ci chiama per un documentario, la prima domanda che facciamo non riguarda la camera: chiediamo quante persone ci sono in troupe e quanti chili si possono portare a mano. Se la risposta è “due persone e una macchina”, la camera che proponiamo più spesso è la Canon EOS C70. Non è la più nuova del nostro parco e non è la più costosa, ma per il documentario resta una delle più sensate.

Cosa c’è dentro, in breve

La C70 è una cinema camera Canon in un corpo da mirrorless cresciuta: circa 1,17 kg solo corpo, attacco RF, sensore Super 35 4K con tecnologia DGO (Dual Gain Output), che secondo Canon porta la gamma dinamica oltre i 16 stop in Canon Log 2 e Log 3. I numeri che contano sul set:

  • ND motorizzati interni da 2, 4 e 6 stop, estendibili a 8 e 10.
  • 4K fino a 120p, 2K con crop fino a 180p.
  • XF-AVC e Cinema RAW Light interni su doppia SD UHS-II.
  • Due ingressi mini XLR e audio a quattro canali.
  • Timecode su BNC, uscita HDMI a grandezza piena.
  • Dual Pixel CMOS AF con riconoscimento di volti e teste.

Le specifiche complete le trovate sulla pagina ufficiale Canon.

Perché secondo noi è una camera da documentario

Il motivo vero sono gli ND interni. In un documentario passi dall’interno di una cantina al cortile in pieno sole nel giro di dieci secondi, e non c’è tempo per svitare filtri. Con la C70 giri la ghiera degli ND e resti a diaframma aperto. Sulle mirrorless questo lavoro lo fa un variabile davanti all’ottica, con tutti i suoi limiti sulle dominanti e sulla croce.

Il secondo motivo è l’audio. Due XLR sul corpo significano che il fonico può darti un ritorno pulito, oppure, se il fonico non c’è, puoi attaccare un radiomicrofono e un boom direttamente in camera. Per una troupe da due persone è la differenza tra un sistema che funziona e una scatola di adattatori.

Il terzo è l’autofocus. Sul campo, con il Dual Pixel e un’ottica RF stabilizzata, l’operatore da solo che segue una persona in movimento porta a casa inquadrature a fuoco senza un fuochista. Non sostituisce un assistente in un set di fiction, ma nel doc fa il suo lavoro.

Quando la consigliamo, e quando no

La consigliamo per documentari, interviste, reportage aziendali, matrimoni girati con taglio cinema e videoclip a budget contenuto. La sconsigliamo quando la produzione ha bisogno di uscite SDI con cavi lunghi verso la regia, di un sensore full frame nativo o di un corpo che si espande con tanti accessori a spalla. In quei casi guardiamo verso camere più grandi.

In Abruzzo, poi, il conto è semplice: un documentario si gira in blocchi di pochi giorni, sparsi nel tempo. Comprare una C70 per tre blocchi da quattro giorni significa tenerla ferma per il resto dell’anno. A noleggio paghi solo i giorni di ripresa, e la camera arriva già controllata, con le batterie cariche e le schede formattate.

Tre accortezze pratiche

  • Niente SDI: il segnale esce solo in HDMI. Se mandate il video a un monitor regia, bloccate bene il cavo sul corpo: un connettore che si muove è il primo problema della giornata.
  • Le SD contano: per il RAW e gli intra a bitrate alto servono schede V90 affidabili. Le nostre camere escono con le schede già testate.
  • Ottiche EF: con l’adattatore Canon EF-EOS R 0.71x montate i vetri EF guadagnando uno stop e un campo inquadrato più largo. È il modo più economico per usare un parco ottiche EF che avete già.

Con cosa la abbiniamo

Per il movimento la mettiamo sul DJI RS 3 Pro: con un’ottica RF di peso medio resta ampiamente nel carico utile. Per l’esposizione, soprattutto quando l’operatore lavora in esterni, aggiungiamo un Atomos Ninja V da 5 pollici con falsi colori e waveform. Il resto lo trovate nella pagina dei kit.

Se state preparando un documentario e non sapete se la C70 basta, chiamateci prima di decidere. Vi diciamo onestamente se è la camera giusta o se serve altro. Per un approfondimento tecnico sulla gamma dinamica c’è il lab test di CineD.