Tamron ha confermato di aver ricevuto da Sony una proposta non vincolante per essere assorbita interamente nel gruppo. Non è un rumor di un forum: è una nota ufficiale dell’azienda, pubblicata come comunicazione agli investitori dopo che la notizia era uscita sulla stampa giapponese. Sony è già il secondo azionista di Tamron con poco più del 15%, e il valore di mercato dell’azienda gira intorno ai 200 miliardi di yen, circa 1,2 miliardi di dollari.

Le parole di Tamron sono misurate: è vero che esiste la proposta, è vero che è stato istituito un comitato speciale per valutare le opzioni, ma “non ci sono elementi che richiedano una comunicazione in questa fase”. Tradotto: nessuno ha firmato niente, e nessuno ha detto di no.

Perché a chi gira dovrebbe interessare

Perché Tamron non è un marchio di nicchia. Produce ottiche per Sony E, Nikon Z, Canon RF APS-C e Fujifilm X, e da anni è uno dei pochi costruttori terzi con volumi e qualità industriale veri. Se finisce dentro Sony al 100%, la domanda che si fanno tutti è banale ma legittima: quanto a lungo continueranno a uscire obiettivi Tamron per gli attacchi dei concorrenti?

Secondo noi il ragionamento va tenuto freddo. Un’acquisizione di questo tipo, se si chiude, si chiude in mesi, non in settimane, e passa da autorità di concorrenza che guardano proprio questo genere di effetti. Nell’immediato non cambia nulla: le ottiche a catalogo restano, l’assistenza resta, i firmware continuano a uscire — l’ultimo, quello che porta il 25-200mm G2 a un rapporto di riproduzione 1:1,7, è di due giorni fa. Il punto è il medio periodo, ed è lì che chi compra dovrebbe fermarsi un attimo a pensare.

Il lato che tocca le produzioni italiane

Sul set questa notizia non sposta un’inquadratura. Sposta però il modo in cui conviene ragionare quando si mette insieme un pacchetto ottiche. In Italia il mercato del terzo produttore è quello che ha tenuto in piedi mezza produzione indipendente: set di ottiche decorose a un terzo del prezzo delle cine, che permettono a un corto o a uno spot regionale di avere un’immagine coerente senza sfondare il budget.

Se il settore si concentra — e con Sony che compra Tamron si concentra parecchio — la variabile che si muove per prima è il prezzo di listino, non la qualità. È lo stesso motivo per cui ripetiamo sempre la stessa cosa: comprare un corredo per due o tre shooting l’anno è una scommessa sul valore residuo, e le scommesse sul valore residuo si perdono quando il mercato si riorganizza. Noleggiare sposta quel rischio su di noi, che quel materiale lo ammortizziamo su decine di giornate.

Cosa facciamo noi, intanto

  • Nessun cambio di rotta sui corpi macchina: chi lavora in E-mount continua a lavorare, e i nostri Sony FX6 e Sony FX3 restano la coppia più richiesta per doc e spot.
  • Su produzioni dove il look conta più della flessibilità, l’ottica di serie resta la scelta sbagliata: si va di set cine dedicato, abbinato a corpi come la Sony BURANO o l’ARRI ALEXA Mini.
  • Chi ha in programma un acquisto importante di ottiche terze entro fine anno: aspettare qualche settimana e vedere come si mette non costa niente. Nel frattempo il materiale si prende a noleggio, che è esattamente il senso della cosa.

La nostra posizione, senza giri di parole: è una notizia grossa per l’industria e irrilevante per il vostro prossimo set. Chi vi dice che domani i Tamron spariscono sta vendendo click. Chi vi dice che non cambierà mai niente sta ignorando come funzionano le acquisizioni. Nel mezzo c’è il lavoro, e il lavoro si fa con quello che c’è oggi.

Il comunicato integrale è sul sito ufficiale Tamron; la ricostruzione più completa in inglese l’ha fatta Newsshooter. Per il resto, il nostro catalogo attrezzature è dove è sempre stato.