DJI ha messo in vendita oggi il Mic Mini 2S, e per una volta la novità non sta nel prezzo ma in una cosa che i radiomicrofoni piccoli non facevano: registrare a bordo. Ogni trasmettitore da 12 grammi ha 14,5 GB di memoria interna, buoni per circa 28 ore a 24 bit o circa 22 ore in 32 bit float. Tradotto: se il collegamento con il ricevitore cade, la traccia continua a esistere sul trasmettitore.

Chi gira documentari o interviste sa perché è importante. Il dropout del wireless non si sente mai in cuffia al momento giusto, si scopre in montaggio. Avere una copia locale che nessuno deve ricordarsi di far partire è la differenza tra un buco da rattoppare e un buco che non c’è.

Cosa c’è dentro davvero

  • Un ricevitore gestisce fino a quattro trasmettitori (il Mic Mini 2 si fermava a due), con uscita Mono, Safety Track, Stereo e Quadrifonica: quattro tracce separate da sistemare in post.
  • Compatibilità incrociata: il nuovo ricevitore accetta trasmettitori Mic Mini, Mic Mini 2 e 2S mescolati, a 48 kHz 24 bit e con portata dichiarata fino a 400 metri.
  • Scarico dei file dalla custodia fino a 34 MB/s: DJI dichiara che 30 minuti di registrazione a 24 bit passano in circa otto secondi.
  • Riduzione rumore AI su NPU a due livelli, più Clipping Control e Loudness Balance per i parlati sbilanciati.
  • Autonomia: circa 11 ore per il trasmettitore, 10 per il ricevitore, circa 40 ore complessive con la custodia.

Il dato sull’autonomia merita una nota onesta: il Mic Mini 2 dichiarava 11,5 e 10,5 ore, e soprattutto 48 ore totali con la custodia. Otto ore di riserva in meno non contano nulla su uno shooting in città, contano parecchio in una settimana di riprese in quota, dove la presa di corrente è dove hai parcheggiato il furgone.

Il vero motivo per cui ci interessa

Secondo noi il punto non è il prezzo — 99 euro il kit 1 TX + 1 RX, 189 euro il kit da due trasmettitori con custodia — ma il fatto che la ridondanza audio smetta di essere un lusso da bag del fonico. Sul campo, la produzione media che passa da noi è una troupe da due o tre persone: un operatore, un regista che fa anche l’intervista, magari un assistente. In quella configurazione nessuno guarda i livelli in continuazione, e un backup che si registra da solo vale più di dieci voci di menu.

Detto questo, non compriamo la favola del sistema che sostituisce il fonico. Resta un 2,4 GHz: in un centro storico affollato, in fiera o dentro un capannone pieno di Wi-Fi si comporta come tutti gli altri sistemi della sua categoria. E quattro tracce separate non sono un mix: qualcuno in post le deve allineare e bilanciare. Se il progetto è fiction con dialogo pesante, il microfonista con la sua asta e il suo registratore serve ancora, e chi dice il contrario non ha mai dovuto salvare una scena in doppiaggio.

Come lo useremmo su un set

La combinazione che ha più senso per il lavoro che vediamo qui in Abruzzo è banale e funziona: audio pulito dentro la camera e i trasmettitori come rete di sicurezza. Su un documentario con la Sony FX6 o la Canon EOS C70 hai già due canali XLR decenti; il 2S ti dà la copia interna che ti salva quando l’intervistato si allontana o si gira. In configurazione leggera, tipo una Sony FX3 a spalla per un backstage o un videoclip, diventa direttamente il sistema principale.

Una raccomandazione pratica che vale per tutti i sistemi mini: la clip posteriore è staccabile e ruotabile, quindi prendetevi trenta secondi per orientare la capsula prima di partire. Un trasmettitore montato al contrario sotto una giacca produce un audio che nessun noise canceling rimette a posto.

Il Mic Mini 2S è disponibile da subito da DJI e dai rivenditori autorizzati. Noi non lo noleggiamo — l’audio wireless resta fuori dal nostro catalogo — ma se state componendo un kit per un documentario e volete che il reparto audio smetta di essere il punto debole della giornata, questa è l’uscita più interessante dell’anno nella sua fascia.

Fonte ufficiale: pagina prodotto DJI Mic Mini 2S. Verifica e dati tecnici: CineD.