L’Atomos Ninja V ha ormai otto anni sulle spalle: Atomos lo presentò al NAB 2018 a 695 dollari. Eppure resta uno dei pezzi che esce più spesso dal nostro magazzino, e non per nostalgia. Risolve due problemi in una scatola da 360 grammi: ti fa vedere l’immagine anche in pieno sole e ti toglie di mezzo il codec interno della camera.

Cosa fa, in due righe

Schermo da 5,2 pollici a 1000 nit, touch. HDMI 2.0 in ingresso e in uscita. Registra fino a 4K 60p in ProRes 10 bit 4:2:2 o DNxHR su un SSD da 2,5 pollici, e in ProRes RAW quando la camera manda fuori il segnale grezzo dalla HDMI. A bordo trovi forma d’onda, vettorscopio, falsi colori, focus peaking e caricamento LUT: strumenti che su una mirrorless non esistono e che su un set piccolo fanno la differenza tra esporre a occhio ed esporre bene.

Quando ha senso metterlo in lista

Tre situazioni, secondo noi.

  • Master pulito da gradare. Se il cliente vuole un colore lavorato, registrare in ProRes 422 HQ invece dell’H.264 interno cambia la vita a chi grada e ti fa saltare la transcodifica prima del montaggio. Su un corto o uno spot è tempo che recuperi tutto in post.
  • Esterni con luce dura. In Abruzzo si gira spesso in condizioni scomode: il sole di agosto sulla costa, la neve a Campo Imperatore, i fondovalle in controluce. Lì lo schermo della camera non basta; 1000 nit sì.
  • Documentario e reportage. Il Ninja lavora anche come secondo registratore: se la scheda in camera si riempie o fa i capricci, la copia sull’SSD ce l’hai comunque.

Tre accortezze che ti risparmiano una giornata

L’alimentazione è il tallone d’Achille. Va a batterie NP-F e con lo schermo a piena luminosità una batteria dura all’incirca un’ora. Noi consigliamo sempre di prenderne tre o quattro, oppure di lavorare con l’alimentatore quando sei in interni: restare a secco a metà scena è il classico modo di buttare via mezz’ora.

Il cavo HDMI va bloccato. Il connettore sul Ninja è full-size e tiene bene, ma dall’altra parte c’è quasi sempre una micro-HDMI da mirrorless, che è fragile. Cage e morsetto ferma-cavo non sono un vezzo: sono la differenza tra una ripresa buona e un ciak da rifare perché il segnale è saltato.

Fai i conti con lo spazio. Con un SSD da 1 TB, che noi diamo incluso, stai attorno alle due ore e mezza di 4K ProRes. Se giri un evento lungo, o scarichi durante la giornata o metti in conto un secondo disco.

Con cosa lo abbiniamo

Va d’accordo praticamente con tutto, ma gli abbinamenti che funzionano meglio sono con la Sony FX3, che manda il RAW fuori dalla HDMI e permette di registrare direttamente in ProRes RAW, e con la Canon EOS C70 quando serve un corpo più da produzione ma sempre compatto. Sulla Sony FX6 tieni presente che il RAW esce dalla SDI: con il Ninja V ti fermi al 10 bit 4:2:2 via HDMI, che per la stragrande maggioranza dei lavori è più che sufficiente. Un consiglio pratico se lavori a gimbal: sul DJI RS 3 Pro il Ninja si monta, ma pesa e sbilancia. Meglio togliere il monitor dalla camera e mandare il segnale al video village con un Teradek Bolt 6 750.

Comprarlo o noleggiarlo

Qui il calcolo è secco. Da noi il Ninja V sta a 20 euro al giorno, 50 euro per tre giorni e 80 euro a settimana, con SSD da 1 TB incluso: ed è quest’ultimo dettaglio a fare la differenza, perché i dischi certificati costano quanto mezzo monitor. Se giri due o tre volte l’anno, il noleggio non si discute. Se invece lo monteresti su ogni lavoro, comprarlo ha senso, ma allora vale la pena guardare anche i modelli attuali: il Ninja V è fuori produzione e la gamma Atomos è andata avanti. Nel dubbio chiedici un parere: preferiamo dirti che non ti serve piuttosto che noleggiartelo e basta. Il resto del parco lo trovi tra le attrezzature e nei kit già pronti.

Fonti: Atomos e la prova sul campo di Newsshooter.