
Apple ha presentato oggi, 25 agosto, il nuovo Mac Studio con M5 Max e M5 Ultra, insieme a un Mac mini rinnovato con i chip M6 e M5 Pro. Di solito una notizia sui desktop non finisce su un blog di noleggio cine, ma qui ci sono due cose che riguardano da vicino chi gira: il media engine raddoppiato e il genlock via USB-C.
Cosa ha annunciato Apple
Il Mac Studio arriva in due tagli. Con M5 Max ha CPU 18 core, GPU fino a 40 core e fino a 128 GB di memoria unificata a 614 GB/s. Con M5 Ultra — il primo chip Apple a quattro die — si sale a CPU fino a 36 core, GPU fino a 80 core, fino a 512 GB di memoria unificata e 1,2 TB/s di banda, il 50% in più dell’M3 Ultra. Prezzi USA: 2.499 dollari per il Max, 5.499 per l’Ultra. Preordini aperti dal 25 agosto, consegne dal 22 settembre; la configurazione da 512 GB arriva a fine ottobre.
Il Mac mini prende il nuovo M6 (12 core CPU, 12 core GPU, 2 nanometri) a partire da 899 dollari, oppure l’M5 Pro fino a 18 core CPU e 64 GB di memoria a 1.699 dollari. Solo la versione M5 Pro ha Thunderbolt 5 e il genlock; quella base si ferma a Thunderbolt 4.
I due numeri che contano sul set e in post
Il primo: l’M5 Ultra ha il doppio dei blocchi di encode e decode video rispetto all’M5 Max, e Apple dichiara fino a 33 stream di 8K ProRes 422 a 30 fps in riproduzione simultanea. Tradotto: multicamera pesanti che girano in timeline senza proxy. Su M5 Max lo stesso media engine gestisce H.264, HEVC, ProRes e decodifica AV1 in hardware, che poi è il grosso del lavoro reale.
Il secondo, meno pubblicizzato ma per noi più interessante: il Mac Studio ora fa genlock via USB-C, cioè può sincronizzarsi con il monitor e con la ripresa. Fino a ieri per avere un riferimento di sincronismo serviva una scheda dedicata o un generatore esterno. Se questa strada viene percorsa bene dai software di regia e playback, cambia il modo in cui si mette in piedi un video village senza portarsi dietro mezzo rack.
Secondo noi: quasi nessuno ha bisogno dell’Ultra
Diciamolo con franchezza: 5.499 dollari di macchina hanno senso per chi fa VFX, simulazioni o modelli AI in locale. Per il montaggio e la color di uno spot, di un corto o di un documentario girato in Abruzzo, l’M5 Max — o perfino il Mac mini con M5 Pro — chiude il lavoro senza fiatare. Sul campo il collo di bottiglia non è quasi mai la CPU: sono lo storage e l’organizzazione dei file.
Il caso in cui la macchina grossa si ripaga davvero è uno solo, e lo vediamo spesso: quando in ripresa si è deciso di girare tutto in RAW ad alta risoluzione senza pensare a cosa succede dopo. Un girato in 12K BRAW dalla Blackmagic URSA Cine 12K o in X-OCN dalla Sony BURANO riempie i dischi e mette in ginocchio anche un desktop recente, se non si prepara la pipeline. Meglio decidere codec e proxy prima di partire, che comprare hardware per rimediare dopo.
Come lo leggiamo da noleggiatori
- Il formato di ripresa è una scelta di budget, non solo estetica. Chiedeteci che peso avranno i file prima di bloccare la camera: su una produzione corta cambia tutto.
- Registrare ProRes su monitor esterno resta la scorciatoia più economica. Con un Atomos Ninja V il montatore apre la timeline il giorno stesso, senza transcodifica e senza aspettare la macchina nuova.
- Se il montaggio è in trasferta, conta la rete più del computer. Caricare i rushes da una location interna dell’Abruzzo con la linea che c’è è il vero freno: per quello portiamo il kit Starlink.
Il preordine è aperto oggi ma le macchine arrivano dal 22 settembre, e i listini italiani seguiranno con l’IVA. Se avete una consegna a settembre, non contateci sopra: pianificate la post con quello che avete in casa. E se vi serve il ferro per girare, il resto del catalogo è nella pagina attrezzature a noleggio.
Fonte ufficiale: comunicato stampa Apple. Verifica di settore: CineD.
Un'ampia gamma di attrezzatura a catalogo, consegna sul set inclusa in tutto l'Abruzzo.


