A IBC 2026 Dream Chip ha presentato l’ATOM two HDR, e la novità non è il formato del corpo — quello lo conoscevamo già — ma cosa ci hanno infilato dentro: 14 bit di gamma dinamica con elaborazione interna a 16 bit, curve HLG, PQ e S-Log3, in un cubo di 29 x 29 x 34 millimetri che pesa 53 grammi senza ottica. Annuncio dell’11 settembre, consegne da ottobre, listino 1.899 dollari.

Le mini camere POV sono sempre state la parte brutta del girato: le monti dove una camera vera non entra, poi in post ti tocca nasconderle nel montaggio perché la resa non regge il confronto con l’A-cam. Con l’S-Log3 a 14 bit il discorso cambia, almeno sulla carta.

Le specifiche che contano davvero

  • Sensore 1/1.8″ a global shutter — niente jello, niente verticali storte con le vibrazioni
  • 14 bit di quantizzazione, elaborazione interna a 16 bit, multi-matrix a 12/24/32 angoli
  • Curve HLG, PQ e S-Log3: si integra in pipeline HDR e si grada accanto ai corpi Sony
  • Risoluzione 1920×1080, da 23 a 60 fps (progressivo e interlacciato)
  • ISO base 140, massimo 6400 analogico
  • Attacco S-Mount (M12) intercambiabile, ottica di serie da 4,2 mm con 85° di campo
  • Una uscita 3G-SDI, controllo RS-485 su connettore Lemo, alimentazione 12-24 V
  • Corpo IP67: pioggia, spruzzi, fango

Il limite da guardare in faccia: è Full HD

1920×1080 e basta. Se consegni in 4K — e oggi consegni in 4K quasi sempre — questa camera non è una B-cam: è un inserto. Sui tagli brevi, dentro un montaggio ritmato, l’occhio non se ne accorge; su un piano fisso di dieci secondi sì. Secondo noi va trattata come si trattava la pellicola 16mm accanto al 35: un’altra texture, usata con intenzione, non un ripiego.

L’altra cosa da mettere in preventivo è che non registra nulla a bordo. Esce SDI e finisce. Quindi o hai un registratore, o hai uno switcher, o le metti in radio: tre cose che pesano più della camera stessa.

Dove la useremmo, sul serio

Cockpit, manubrio, attacco su una macchina in movimento, dentro un praticabile, sopra una porta, in un angolo dove il rig non passa. Il global shutter è il motivo per cui la scegli: su un’auto, su un motore, su una giostra, un sensore rolling ti restituisce un’immagine che va buttata. Qui no.

In Abruzzo l’uso più ovvio non è il calcio in diretta ma tutto quello che si gira in posti scomodi: rally e cronoscalate, sport in quota, visite guidate in caverne e miniere, linee di produzione dentro gli stabilimenti, dove serve un punto di vista che un operatore non può tenere. La resistenza IP67 non è marketing: su una prova speciale con l’acqua che arriva di traverso è la differenza tra girare e non girare.

Comprarla o noleggiarla

1.899 dollari sono il prezzo del corpo. Ci vanno aggiunti ottiche S-Mount alternative, cavi Lemo, un’alimentazione decente (una V-mount con regolatore, non una batteria qualsiasi), e la catena a valle — registratore o trasmettitore. Chi fa motorsport tutte le settimane la compra e la ammortizza in una stagione. Chi ne ha bisogno per due giornate di spot, o per una sequenza sola di un documentario, sta buttando via soldi: quella cifra in noleggio la spendi su tutta la troupe, non su un accessorio da 53 grammi.

Noi la teniamo d’occhio per ottobre. Nel frattempo, se la produzione ha bisogno di un punto di vista impossibile, la strada che percorriamo è un’altra: si parte dal corpo principale — una Sony FX6 o una Sony FX9, che in S-Log3 si sposano con qualsiasi mini camera Dream Chip senza litigare in color — e si aggiunge il Teradek Bolt 6 750 per portare il segnale SDI fuori dal rig senza stendere cavi. Il resto del parco è nella pagina attrezzature.

Fonte ufficiale: Dream Chip / Atom Camera. Verifica e primo hands-on da IBC 2026: Newsshooter.