Il 14 settembre Blackmagic ha pubblicato l’aggiornamento Blackmagic Camera 10.3 e dentro c’è la cosa che in tanti aspettavamo da cinque anni: la Generation 6 Color Science. L’ultima volta che Blackmagic aveva messo mano alla color science era il luglio 2020, con la Gen 5. Non è un ritocco cosmetico: cambia il punto di partenza dell’immagine, e cambia anche il modo in cui si lavora il girato già in archivio.

Cosa cambia nell’immagine

La pipeline è stata ridisegnata attorno al DaVinci Wide Gamut. Sul sito Blackmagic la frase è asciutta: il gamut è abbastanza ampio da conservare tutto quello che il sensore cattura, e sono le 3D LUT a portarti nello spazio colore che ti serve, comprese le tue. Tradotto sul set: sparisce un passaggio di conversione intermedio, e con lui una fonte di deriva cromatica che in Gen 5 andava tenuta d’occhio.

Il resto lo hanno tirato fuori le prove sul campo delle testate di settore: gli spazi colore “Standard” della Gen 5 lasciano il posto alla trasformazione tecnica Blackmagic Rec 709 BT1886, pensata per i monitor Rec 709; e la compressione del gamut, che prima era un interruttore in camera, ora viaggia dentro le LUT, quindi pesa molto meno sul processore. Sugli incarnati, che è poi il vero banco di prova, Blackmagic dichiara una resa più naturale: sui volti in alta luce è lì che la Gen 5 faticava di più.

La parte che riguarda chi ha già girato

Questo è il punto che secondo noi vale l’articolo. La Generation 6 non è solo un modo di registrare: è anche un’opzione di decodifica per i file Blackmagic RAW già esistenti, disponibile in DaVinci Resolve 21.1 e nell’SDK Blackmagic RAW 6.0. Il materiale Gen 5 girato mesi fa si può riportare in Gen 6 in post, e questo tiene insieme un progetto che si è spalmato su più riprese e più corpi macchina. Chi ha un documentario aperto da un anno capisce al volo perché conta.

Cos’altro porta la 10.3

L’aggiornamento è per la Blackmagic URSA Cine 12K e non si ferma al colore. Dalla nota ufficiale:

  • Pre-record: la camera tiene il buffer, non perdi l’attacco dell’azione.
  • SMPTE-2110 dal connettore 10G Ethernet, fino a 2160p60, con tally e talkback via ATEM.
  • Il correttore colore di DaVinci Resolve dentro la camera.
  • Formato Blackmagic RAW 4.6K crop.
  • Dual LUT: una LUT sull’LCD e un’altra sull’uscita SDI — l’operatore in Rec 709 e il video village in HDR, senza compromessi.
  • Registrazione audio a 4 canali e SDI Camera Control in ingresso su SDI B.
  • Supporto a URSA Cine Mount B4, al cavo adattatore B4 e all’URSA Cine Studio Viewfinder.
  • Compatibilità batterie migliorata, REST API e controllo ottiche.

Il nostro parere, da chi la camera la dà a noleggio

Due avvertenze pratiche, perché le abbiamo già viste diventare problemi. La prima: decidete la color science prima di girare, non dopo. Se il montaggio e la correzione colore girano su una versione di Resolve precedente alla 21.1, la Gen 6 non ve la decodifica nessuno e vi ritrovate a rincorrere aggiornamenti in mezzo alla lavorazione. Con noi la domanda arriva sempre in fase di prenotazione: che Resolve avete in post? Se la risposta è “la 20”, si resta in Gen 5 e non succede niente.

La seconda: il dual LUT è la funzione che cambia davvero la giornata sul set, molto più della color science. Poter mandare al regista e al cliente un’immagine già leggibile mentre l’operatore guarda quello che gli serve evita metà delle discussioni al monitor. Se il video village è lontano dalla camera, il segnale lo portiamo in wireless con un Teradek Bolt 6 750; se serve un secondo punto di controllo o una registrazione di sicurezza, ci mettiamo un Atomos Ninja V, che le LUT se le carica senza storie.

Le nostre URSA Cine escono aggiornate: se prenotate in questi giorni e volete la 10.3 già installata, ditelo in fase di richiesta e la camera parte così, con i media formattati e le LUT di produzione già a bordo. Il resto del parco camere e luci è nella pagina attrezzature.

Fonte ufficiale: Blackmagic Design. Verifica e prove sul campo: Newsshooter.