Kron Technologies ha presentato il 21 settembre la Chronos Q12, una camera high-speed che arriva a 5.148 fotogrammi al secondo in Full HD e a 2.313 fps sulla sua risoluzione nativa da 2560×2016. Prezzo: 19.995 dollari con 64 GB di buffer, 21.995 dollari con 128 GB, disponibile subito. Detta così sembra una notizia da laboratorio di balistica. In realtà riguarda chiunque, anche qui in Abruzzo, giri uno spot food, un industriale o un videoclip in cui qualcosa schizza, esplode o si spacca.

Cosa c’è dentro

  • Sensore CMOS APS-C da 23,04 x 18,14 mm con global shutter, pixel da 9 micron
  • 2560×2016 a 2.313 fps, 1920×1080 a 5.148 fps, 1536×864 a 7.471 fps, fino a 29.515 fps tagliando pesantemente la risoluzione
  • Gamma dinamica dichiarata di 11,26 stop in 12 bit, sensibilità ISO 80-640
  • CinemaDNG RAW, TIFF, H.264 e H.265, con SSD NVMe interno da 1 TB
  • Attacchi C, E, F, EF, MFT e PL, tutti passivi
  • 1,32 kg senza ottica, 188 x 111 x 53 mm, schermo touch da 5 pollici a 1.000 nit
  • Alimentazione esterna 12-24 V, 60 W: batteria interna non c’è

I due numeri che contano sul set

Il primo è la durata. La Q12 registra in RAM e poi scarica sull’SSD: con 64 GB hai circa 5,7 secondi alla massima risoluzione, con 128 GB arrivi a 11,5. Non è una camera con cui giri e poi guardi cosa hai preso: è una camera con cui aspetti il momento e fai scattare il trigger. Chi non ha mai lavorato così se ne accorge il primo giorno, quando capisce che la bottiglia va rotta quattro volte perché le prime tre il buffer era partito troppo presto.

Il secondo numero lo trovi solo nella tabella ufficiale: i 2.313 fps alla risoluzione nativa sono in 8 bit. In 10 bit scendi a 1.900 fps, in 12 bit a 975. Se qualcuno vi vende “2.300 fotogrammi al secondo in RAW a 12 bit”, sta barando esattamente qui. E per lo slow motion pubblicitario, dove il file finisce comunque in grading, la differenza fra 8 e 12 bit su un liquido in controluce non è un dettaglio.

La luce è il costo vero

Con ISO 80-640 e un otturatore che a 5.000 fps lascia passare al massimo 1/5000 di secondo, ogni fotogramma vede pochissima luce. Il preventivo di una giornata high-speed non lo fa la camera: lo fa il pacchetto luci. Sul campo, per un tavolo food a 2.000-3.000 fps, si parte da un paio di teste da 600 W come l’Aputure LS 600x Pro e spesso si finisce per aggiungere una Nanlite Forza 720 a stringere sul soggetto. I modificatori pesanti, invece, lasciateli a casa: la diffusione che vi mangia due stop, a quelle velocità, la pagate tutta.

Comprarla o prenderla a giornata

Ventimila dollari, per questa categoria, sono un prezzo davvero basso: le high-speed serie stanno un ordine di grandezza sopra. Ma per una produzione italiana il punto non è il listino, è il calendario. Secondo noi la domanda da farsi è una sola: quante giornate di super slow motion girate davvero in un anno? Se sono tre o quattro, una camera che per il resto del tempo non può fare nemmeno da B-cam – 5,7 secondi di buffer e nessuna batteria a bordo la escludono – è capitale fermo.

Un’altra cosa che pesa sul preventivo e non si legge nelle specifiche: gli attacchi sono tutti passivi. Nessun controllo del diaframma dalla camera. Vuol dire ottiche PL, oppure ottiche fotografiche con ghiera manuale, e un assistente che il diaframma lo mette a mano e lo lascia lì. Chi arriva da un set mirrorless con ottiche RF o E stabilizzate e a diaframma elettronico deve rifare i conti sul pacchetto ottiche, non solo sul corpo.

Cosa facciamo noi

Al momento la Q12 non è nel nostro parco macchine: la stiamo guardando, e se una produzione ce la chiede per un progetto specifico la reperiamo. Quello che possiamo dire da subito è che, se state preparando una giornata high-speed in Abruzzo, la parte difficile da organizzare non sarà il corpo camera – quello si trova – ma avere abbastanza luce continua, una prova a vuoto per i trigger e qualcuno che sappia cosa fare quando il buffer parte un secondo prima del dovuto.

Le specifiche complete stanno sulla scheda ufficiale Kron Technologies, e l’annuncio è stato ripreso da Newsshooter.