
Il 12 agosto ARRI ha pubblicato la prima release scaricabile di ART Viewer 0.9.0, la versione completamente ridisegnata dell’ARRI Reference Tool con una GUI nuova. È gratuita, gira su macOS (arm64) e Windows (x64) e pesa 153 MB nella versione Mac, 142 MB in quella Windows. Se noleggiate un corpo ARRI e a fine giornata vi ritrovate una cartella di ARRIRAW da controllare, è il software che serve per aprirla senza tirare su tutta la catena di post.
Cosa c’è davvero nella 0.9.0
La lista delle novità dichiarate da ARRI è corta ma tocca i punti giusti:
- caricamento delle clip in drag & drop;
- supporto ARRICORE e Apple ProRes in MXF;
- recupero delle clip MXF non finalizzate;
- supporto ai look incorporati e al materiale monocromatico;
- visualizzazione ed export dei metadata ampliati per ARRIRAW, ProRes e ARRICORE;
- segnalazione bug integrata, con invio diretto di crash e report diagnostici ad ARRI.
Quel “0.9” non è un dettaglio
Qui conviene essere chiari, perché il numero di versione dice la verità: questa release sa solo visualizzare. ARRI scrive nero su bianco che le altre funzioni, il render per primo, arriveranno un pezzo alla volta. Tradotto: non archiviate ART GUI 1.8.2 (ultima build macOS del 23 aprile 2026, quella Windows addirittura del 18 settembre 2025) né ART CMD 1.0.0 di gennaio, perché è lì che vivono ancora il processing verso ProRes, OpenEXR e TIFF, il trim, la verifica dei checksum e l’estrazione dei look.
Secondo noi la parte interessante è proprio la convivenza: il Viewer diventa lo strumento veloce da tenere aperto sul set o in albergo la sera, il CMD resta il motore da far girare in batch quando si scarica.
Perché ci interessa in Abruzzo
Su una produzione che gira tra Campo Imperatore e la costa, il problema non è quasi mai la macchina: è la catena di controllo del materiale quando la troupe è piccola e il DIT non c’è. Un visualizzatore ufficiale, gratuito e leggero cambia il modo in cui si chiude la giornata, perché permette di aprire la clip così com’è, vedere il look applicato in ripresa e tirare fuori i metadata senza transcodifiche.
Il recupero delle clip MXF non finalizzate merita un discorso a parte: è esattamente quello che serve quando una batteria molla o si stacca l’alimentazione a fine take. Non è una funzione da demo, è la rete di sicurezza che evita di rifare mezza giornata di riprese.
Va ricordato che ART lavora con l’algoritmo di debayer ADA-7 e la REVEAL Color Science su materiale ALEXA 35, ALEXA 35 Xtreme e ALEXA 265, ed è retrocompatibile con tutte le ALEXA e le AMIRA. Se noleggiate da noi una ARRI ALEXA Mini, quindi, il tool è pertinente anche se il vostro corpo non è l’ultimo arrivato.
Come lo useremmo sul campo
Il consiglio pratico è banale ma fa risparmiare serate: scaricatelo prima di partire, non la sera del primo giorno di riprese con la connessione dell’agriturismo. Sono 150 MB circa, ma la pagina ARRI è pesante e il download va fatto con calma.
Poi tenete separati i ruoli. Il controllo a monitor durante la ripresa resta affidato a un recorder come l’Atomos Ninja V; il Viewer serve dopo, per il check clip per clip e per l’export dei metadata da consegnare al montaggio. Sono due momenti diversi e confonderli è il modo più rapido per rallentare il set.
Trattandosi di una 0.9, mettete in conto qualche spigolo: la segnalazione bug integrata c’è proprio per questo, e in questa fase usarla conviene a tutti. Per il resto, se lavorate su flussi ARRI è un download che non ha controindicazioni, visto che non tocca né sostituisce quello che già avete installato.
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Fonte: pagina ufficiale ARRI Reference Tool – approfondimento sulle funzioni di processing nel manuale ufficiale ART CMD 1.0.0.
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