DZOFILM ha annunciato l’8 settembre i primi due zoom della famiglia Arles: un 25-75mm e un 65-180mm, tutti e due a T2.6 costante e tutti e due con copertura full frame. Prezzo di listino 2.899 dollari l’uno, 5.199 dollari il set da due con la valigia rigida. Non è un teaser: sono già ordinabili e la spedizione parte questo mese.

I numeri, senza giri di parole

  • 25-75mm T2.6 — zoom 3x, 22 elementi in 8 gruppi (7 ED, 5 HRI), messa a fuoco minima 0,51 m dal piano sensore, 178,1 mm di lunghezza in PL, circa 1.767 g.
  • 65-180mm T2.6 — zoom 2,8x, 20 elementi in 8 gruppi (7 ED, 2 HRI), fuoco minimo 0,89 m, 190,85 mm in PL, circa 1.782 g.
  • Cerchio immagine 43,5 mm, diaframma a 16 lamelle, chiusura fino a T22, frontale da 95 mm su entrambi, rotazione fuoco 270 gradi, ghiere in modulo 0.8.
  • Attacco PL di serie, kit di conversione EF a 99 dollari.

Perché due e non uno solo

La scelta interessante è la sovrapposizione: il primo arriva a 75mm, il secondo parte da 65mm. Vuol dire che con i due pezzi in valigia non hai buchi di focale, mai. Chi lavora a due camere lo capisce subito: monti il 25-75 sulla A e il 65-180 sulla B, e hai coperto dal grandangolo moderato al tele lungo senza cambiare ottica per tutta la giornata.

DZOFILM ha anche tenuto identici il diametro frontale e la posizione delle ghiere rispetto agli undici fissi Arles. Sul set questo vale più di mezza scheda tecnica: mattebox e motori restano dove sono, e il cambio ottica diventa una questione di trenta secondi invece che di tre minuti con il focus puller che rifà il setup. Sotto gli 1,8 kg l’uno ci stanno anche su un gimbal serio, cosa che con gli zoom cine full frame di solito non succede.

Il paragone che conta

T2.6 costante su un full frame parfocale a 2.899 dollari è un prezzo che due anni fa non esisteva. Un Fujinon Premista o un Angénieux Optimo di copertura paragonabile stanno in una fascia dieci volte più alta. Ovviamente non è lo stesso vetro e nessuno pretende che lo sia: qui si compra la comodità dello zoom accettando uno stop e mezzo in meno rispetto a un set di fissi T1.4, e una resa che va giudicata sul set, non sulla brochure. Secondo noi il posto giusto per questi due è la seconda camera, il documentario, il making of, la ripresa dove non puoi fermare tutto per cambiare focale.

Cosa cambia per chi produce in Italia

La domanda vera non è “quanto costano” ma “quante giornate ci vogliono per ammortizzarli”. Un set da 5.199 dollari, IVA e dogana incluse, in Italia si avvicina ai 6.000 euro. Con una tariffa di noleggio realistica per un set di zoom cine parliamo di venti-venticinque giornate di lavoro effettivo prima di andare in pari. Se giri due spot l’anno, comprarli è un errore contabile: restano fermi in armadio a perdere valore mentre esce la versione successiva.

Il nostro consiglio è sempre lo stesso e vale anche qui: noleggia finché non sei costretto a comprare. Se ti serve un set di ottiche per un corto di tre giorni girato tra L’Aquila e la costa, prenderlo a noleggio ti costa una frazione e ti lascia libero di cambiare idea sul look a due settimane dal set.

Su quali corpi ha senso

Full frame e PL vogliono dire corpi seri. Nel nostro parco vanno d’accordo con la Sony BURANO con adattatore PL, con la Blackmagic URSA Cine 12K e con la Sony FX9 per il documentario, dove uno zoom parfocale a T2.6 ti salva la giornata quando il soggetto si muove e tu no. Il resto di quello che teniamo in casa lo trovi nella pagina attrezzature.

Li abbiamo messi in lista per una prova. Se ti servono per una produzione in Abruzzo prima che arrivino, scrivici: fino ad allora, per la stessa fascia di lavoro, i fissi restano la scelta più sicura.

Fonte: DZOFILM Store. Verifica e specifiche: CineD.