Desview ha messo in vendita la serie Core: tre monitor da produzione con pannello AMOLED, quattro sorgenti in split screen e prezzi che partono da 1.299 dollari. L’annuncio è arrivato dallo stand di IBC 2026 ad Amsterdam, ma i tre modelli sono già ordinabili sul sito del produttore — cosa tutt’altro che scontata, visto quante novità viste in fiera questa settimana arriveranno sul mercato nel 2027.

I tre modelli

  • Core OL14 Pro — 14 pollici, AMOLED 1920×1080, tre ingressi 3G-SDI e due HDMI, una V-mount. 1.299 dollari.
  • Core OL16 Max — 16 pollici, AMOLED 3840×2400, quattro 3G-SDI con loop out più HDMI 2.0 in ingresso e uscita a 4K60, doppia V-mount. 1.999 dollari.
  • Core OL16 Ultra 12G — stesso corpo e stesso pannello del Max, ma con quattro 12G-SDI (in Square Division accettano anche un 8K in quad-link) e una gabbia SFP+ per la fibra, per portare un 4K 60p non compresso a una decina di chilometri. 2.999 dollari.

Tutti e tre dichiarano 1,07 miliardi di colori, copertura 100% DCI-P3, contrasto 100.000:1 e 400 nit sostenuti con picchi a 1.200. L’alimentazione è DC 12-26V da XLR a tre poli o da jack lockabile, e sul retro ci sono tre uscite DC 12V: il ricevitore wireless e gli accessori si attaccano lì, senza portarsi dietro un’altra batteria.

L’OLED al video village: cosa cambia sul serio

Il punto non è la risoluzione, è il nero. Su un LCD retroilluminato le ombre di una scena in notturna si impastano su un grigio bluastro, e quando il regista o il cliente guardano il monitor vedono una cosa diversa da quella che uscirà dalla color. Un AMOLED con contrasto dichiarato 100.000:1 spegne il pixel: le basse luci restano leggibili senza che nessuno debba alzare la luminosità del monitor e falsare tutta l’esposizione. Sul campo questo taglia metà delle discussioni in tenda.

Attenzione però ai 400 nit sostenuti: è la cifra onesta di un pannello OLED, i 1.200 sono di picco e su una porzione dell’immagine. In un campo aperto a mezzogiorno servono la tenda o il parasole magnetico in dotazione. Chi cerca un monitor da usare in pieno sole senza schermare deve guardare altrove: questo è un monitor da regia, non da braccio camera.

Quattro sorgenti, quattro LUT

La funzione che secondo noi verrà usata di più è lo split a quattro vie con LUT indipendente per ogni sorgente. In un multicamera vuol dire A-cam su Sony BURANO, B-cam su Sony FX6 e due sorgenti minori nello stesso schermo, ciascuna con il proprio look applicato. Fino a ieri, per farlo, servivano due monitor o uno switcher in mezzo.

Il corredo di strumenti c’è tutto: waveform, vettorscopio, istogramma, false color, focus peaking, zebra, scope in picture-in-picture, de-squeeze anamorfico a 1.33x, 1.6x, 2x e personalizzato, LUT 3D calibrabili con Calman e ColourSpace. Sul retro, oltre all’alimentazione XLR, ci sono RJ45, GPI e RS422 — roba da broadcast, che su un monitor da tremila dollari non si vedeva.

Il nostro parere

Due anni fa un OLED da regia con quattro SDI stava sopra gli ottomila euro e lo si vedeva solo sui set grossi. Desview non ha il nome di Flanders o SmallHD e il supporto europeo va verificato, ma a 2.999 dollari per il modello 12G il conto cambia: diventa un monitor che una produzione media può permettersi di avere in tenda.

Detto questo, un monitor da video village lavora pochi giorni l’anno. Se giri due spot e un corto a stagione, comprarlo significa tenere fermo il capitale e mangiarsi la svalutazione di un prodotto che tra diciotto mesi avrà un sostituto: è esattamente il tipo di pezzo che conviene prendere a noleggio per i giorni in cui serve. Noi lo mettiamo in preventivo insieme al Teradek Bolt 6 750, che è il modo più pulito per portargli il segnale senza cavi in mezzo al set, e lasciamo l’Atomos Ninja V sulla camera per l’operatore. Il resto del listino è nella pagina attrezzature.

Fonte ufficiale: Desview — Core OL16 Ultra 12G. Verifica: CineD.