
Eddie AI ha cancellato gli abbonamenti. Dal 27 agosto l’assistente al montaggio si paga a crediti, una tantum, e in più si può pilotare da dentro Claude o ChatGPT. È il cambio più grosso da quando è uscita la versione 3, e per una volta non riguarda una specifica tecnica ma il conto che arriva a fine progetto.
Come funziona adesso il prezzo
Niente più canone mensile: si comprano pacchetti di crediti che non scadono. Il listino ufficiale parte da 10 dollari per 1.000 crediti, poi 45 dollari per 5.000, 120 per 15.000 e 350 per 50.000. Ogni account nuovo ne riceve 1.000 gratis e la ricarica automatica è disattivata di default, che è una cortesia rara.
Il consumo vero si misura sull’import: circa 500 crediti per ogni ora di girato, conteggiati a blocchi di quindici minuti. Il resto (assembly, b-roll, sottotitoli) costa in base a quanto chiedi. Eddie stima che un pacchetto da 5.000 crediti copra grosso modo due progetti da tre ore di materiale.
Facciamo il conto che interessa a chi lavora davvero. Un documentario con venti ore di girato brucia 10.000 crediti di solo caricamento: fra i 90 e i 120 dollari prima ancora di aver montato una scena. Non è caro rispetto a un assistente in carne e ossa, ma è un costo che va messo nel preventivo, non scoperto dopo.
Il pezzo interessante: Eddie dentro Claude e ChatGPT
Eddie ora si espone come server MCP, cioè apre un centinaio di strumenti a un modello linguistico esterno: trascrizioni, selezione dei soundbite, primo assembly, b-roll, sottotitoli, musica, voice-over, cambio di angolo nel multicamera, export verso l’NLE. Il modello conduce, Eddie tiene in mano i file, il timecode e la timeline. L’export arriva come progetto editabile in Premiere Pro, DaVinci Resolve o Final Cut Pro, non come un MP4 da riprendere daccapo.
C’è anche un’app iPhone gratuita, che serve a lanciare le richieste e a rivedere il montato in mobilità, con import dal rullino, da Drive o da Frame.io. Sui workspace cloud sono comparsi Slack, Teams e l’SSO aziendale.
Cosa cambia per chi produce qui
Secondo noi il punto non è “l’AI monta al posto tuo”: non lo fa, e chi lo racconta vende fumo. Il punto è la sbobinatura e la prima selezione, cioè le due giornate che su un doc o su un evento aziendale nessuno vuole pagare e che qualcuno finisce sempre per regalare. Lì un assistente a 90 dollari a progetto ha senso, soprattutto per le troupe piccole che in Abruzzo sono la norma.
Il risparmio però comincia sul set, non in post. Se il costo si calcola sulle ore di girato, girare ordinato vale il doppio: un timecode comune fra le camere, i nomi delle schede coerenti, gli scarti tolti prima di caricare. Su un multicamera con due Sony FX6 e una FX3 come camera di supporto, sincronizzare bene in ripresa taglia crediti e nervi.
L’altro nodo è la banda. Tutto questo vive nel cloud, quindi le ore di girato vanno caricate, e da una masseria in provincia dell’Aquila la fibra spesso non c’è. Da noi il kit Starlink parte proprio per questo: iniziare l’upload la sera stessa invece di aspettare il rientro in studio.
Un’ultima cautela, che nessuno scrive nei comunicati: il materiale di un cliente sotto NDA finisce su un servizio terzo. Prima di caricare una campagna sotto embargo, mettetelo nero su bianco con la produzione. Per il resto è un aggiornamento onesto, con un prezzo leggibile, e di questi tempi non è poco.
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