
Il 12 agosto Insta360 ha annunciato la X6, la nuova ammiraglia della serie 360. Non è una cinepresa e nessuno la vende come tale, ma stavolta i numeri sono abbastanza seri da meritare due righe anche da parte di chi noleggia corpi cinema tutti i giorni.
Cosa cambia rispetto alla X5
Il salto vero sono i sensori: due Sony da 1/1.1 pollici di forma quadrata, con il 33% di area in più rispetto alla generazione precedente e, secondo Insta360, circa quattro volte la luce raccolta per fotogramma. Le ottiche sono f/2 con equivalente di 7,78 mm. Dietro c’è un sistema a tripla unità di calcolo con processore 4 nm a 3,3 GHz.
- Modalità 360: 8K a 50 fps, codifica H.265 fino a 240 Mbps.
- Ottica singola: fino a 5K60, grandangolare 170 gradi a 5K30, 4K a 120 fps per lo slow motion.
- Dolby Vision nativo con metadati dinamici e profilo I-Log per la post-produzione.
- Batteria da 2600 mAh: 140 minuti a 8K30, dallo scarico all’80% in 24 minuti, operativa fino a -20 gradi.
- IP68 fino a 20 metri, 60 con la custodia dedicata. Schermo OLED da 2,32 pollici a 1200 nit, 47 GB utilizzabili di memoria interna.
- Lenti frontali sostituibili, dichiarate cinque volte più resistenti ai graffi.
Il bundle Standard sta sotto i 700 dollari, l’Essentials a 799,99. In vendita dal giorno stesso dell’annuncio, con i listini europei che come sempre arriveranno con qualche settimana di ritardo. La scheda tecnica è confermata anche da Newsshooter.
Dove serve davvero, sul campo
Secondo noi una 360 di questo livello non sostituisce niente: si aggiunge. Sui lavori che vediamo passare qui in Abruzzo ha tre usi concreti. Il primo è il piano di riferimento: piazzi la camera al centro della scena, registri trenta secondi e hai l’ambiente completo per il reparto VFX o per il colorist, senza rincorrere il sole a fine giornata. Il secondo è il punto di vista impossibile: dentro un abitacolo, sopra un casco, agganciata a una bici sulle salite del Gran Sasso, in una cantina dove non entra un operatore con la macchina in spalla. Il terzo, meno affascinante ma quello che paga le fatture, è il turistico: borghi, cammini, strutture ricettive, dove al cliente un tour navigabile serve più di un altro spot da trenta secondi.
La modalità a ottica singola con inseguimento del soggetto è la parte che ci convince di più per il dietro le quinte. Un solo corpo appoggiato in un angolo restituisce un 4K piatto già riquadrato, e il making of te lo porti a casa senza mettere una seconda persona sul foglio paga.
Il rovescio della medaglia
Restano due sensori piccoli dietro due ottiche f/2: al calare della luce si vede, e nessun profilo log ci mette una pezza. Il montaggio raddoppia i tempi, perché il riquadro va deciso a mano inquadratura per inquadratura, e il materiale a 240 Mbps riempie i dischi in fretta. Poi c’è la cucitura fra le due ottiche: se il soggetto ci passa davanti a mezzo metro, si nota. La regola pratica è tenere le persone davanti a una delle due lenti, mai nel mezzo.
Come la mettiamo in una giornata di riprese
Nel nostro parco una camera così resta un accessorio di contorno, non la camera A. La combinazione che consigliamo è semplice: un corpo principale leggero come la Sony FX3 per il girato buono, il DJI RS 3 Mini per i movimenti, e la 360 lasciata a registrare nei punti dove nessuno può stare. Se il set è in montagna e i file vanno spediti la sera stessa, il kit Starlink risolve il problema più banale e più frequente di tutti. Le combinazioni già pronte le trovate nella pagina kit.
Comprarla o noleggiarla? A queste cifre, se la usate più di tre o quattro volte l’anno, si compra e non se ne parla più. Il noleggio ha senso sul resto della troupe: è lì che si spendono i soldi veri.
Un'ampia gamma di attrezzatura a catalogo, consegna sul set inclusa in tutto l'Abruzzo.


