Quando qualcuno ci chiede la Blackmagic URSA Cine 12K, la seconda domanda che facciamo noi è quasi sempre la stessa: ma ti serve davvero girarla in 12K? Non è una provocazione. Il bello di questa camera, e il motivo per cui la teniamo in parco, è che il 12K è un tetto, non un obbligo. La si può noleggiare per il sensore e per il colore, e poi registrare in 8K o in 4K. Il punto è saperlo prima del set, non alla prima scheda piena.

Perché scendere di risoluzione non ti costa l’inquadratura

Sulla maggior parte delle camere, abbassare la risoluzione vuol dire ritagliare il sensore: la focale ti si stringe e il 35mm che avevi scelto diventa un 50. Sulla URSA Cine 12K no. Blackmagic dichiara che il 4K, l’8K e il 12K si registrano usando tutto il sensore da 36x24mm, senza crop, quindi con lo stesso campo visivo delle tue ottiche. Tradotto sul set: il direttore della fotografia sceglie le lenti per il look, e la risoluzione diventa una scelta di post e di budget, non di inquadratura.

Il crop lo scegli tu quando serve: c’è una modalità 9K Super 35 pensata per le ottiche cine S35 classiche, quelle che sul full frame vignettano.

I numeri che contano per i dati

Il Media Module da 8TB che arriva con la camera, secondo i dati ufficiali, tiene oltre 4 ore di Blackmagic RAW in 12K e circa 20 ore in 4K. È questa la forbice su cui ragionare. In mezzo ci sono le impostazioni del Blackmagic RAW:

  • bitrate costante: 3:1, 8:1, 12:1, 18:1;
  • qualità costante: Q0, Q1, Q3, Q5.

Accanto al RAW la camera registra anche un proxy HD in H.264, che con la 10G Ethernet può andare su Blackmagic Cloud mentre giri. Per il montatore che lavora in remoto è la differenza tra aspettare gli hard disk e cominciare la sera stessa.

Come la impostiamo noi, a seconda del lavoro

  • Spot e VFX: 12K, perché qui il margine per riframing, stabilizzazione e keying è proprio quello che paghi. Si gira meno e si scarica di più.
  • Cinema e corti: secondo noi l’8K è il punto giusto. Il sensore è lo stesso, il file è più gestibile e per una consegna in 4K resta margine per ritoccare l’inquadratura.
  • Documentario e interviste lunghe: 4K senza pensarci. Ore di girato, tanto sonoro, poco riframing. Tieni il colore della camera e il sensore grande senza affogare nei dischi.
  • Ralenti: qui decidono i numeri ufficiali, fino a 100 fps in 12K 17:9 e 144 fps a 8.192 x 5.360. Se lo slow motion è metà del lavoro, conviene pensarlo in 8K.

Tre accortezze dal campo

  • La risoluzione si decide in preventivo. Da lì dipende quanti dischi prepariamo e quanto tempo serve al DIT a fine giornata. Cambiarla al secondo giorno di riprese significa rifare i conti sui backup.
  • Fai una prova di compressione prima del primo ciak. Tra 8:1 e 12:1 la differenza su un volto illuminato bene spesso non la vedi, su un cielo pieno di gradazioni sì. Dieci minuti di test in preparazione valgono più di un’opinione.
  • Il colore è cambiato di recente. Con l’aggiornamento camera 10.3 è arrivata la Generation 6 color science: se il progetto mischia girato vecchio e nuovo, avvisa il colorist.

Perché noleggiarla invece di comprarla

Una camera così si ammortizza solo se lavora tutto l’anno, e insieme al corpo arriva il resto della catena: moduli, dock, dischi, una macchina che regga il RAW in montaggio. Per un corto, uno spot o un documentario girato in Abruzzo il conto tende a pendere sul noleggio, e con noi la camera esce già impostata sul formato concordato. Sul set la facciamo girare con il Teradek Bolt 6 750 per la regia e, quando la luce va costruita, con un Aputure LS 600x Pro. Il resto lo trovi tra i nostri kit completi.

Specifiche e formati sulla pagina ufficiale Blackmagic Design.